ASSALTO AL MORO | IL PALIO DI ASCOLI

"Questa armonia di voci, fazioni, vicende diverse, che hanno sfidato i secoli e si ripropongono di anno in anno sono il punto di partenza e di arrivo di questo volume di immagini avvincenti di Ignacio Maria Coccia, testimonianza dell’arte di un cittadino del mondo, di un reporter di comprovata professionalità ma, anzitutto, di un ascolano autentico che si e ci avvicina a conoscere la Quintana attraverso il sentimento e la passione. Dalla suggestione dei suoi scatti entriamo con naturalezza, ma quasi in silenzio e in punta di piedi, dietro le quinte del grande evento quintanaro: ci mescoliamo con i diversi personaggi, negli scenari in cui esso si svolge, ne seguiamo col fiato sospeso i riti, ne attendiamo ansiosi l’esito. Ci troviamo senza accorgercene nel backstage della manifestazione, dentro lo storyboard di un avvincente racconto, attraversiamo i luoghi e le ore dei cerimoniali che si susseguono. Ci muoviamo dai momenti per così dire “privati” (cavalieri con il loro cavallo nella scuderia, in un momento di riposo, nel defaticamento sulla spiaggia, in allenamento solitario o tesi e concentrati subito prima di entrare in pista; pittura propiziatoria di strade e ponti; pulizia e lucidatura di elmi e corazze; progettazione, realizzazione e prova dei costumi; scherzi tra sestieranti) a quelli “tecnici” (punzonatura delle lance da utilizzare nella giostra; annaffiatura della pista del campo dei giochi, sistemazione del moro), per giungere ai momenti “pubblici” (cene di sestiere; lettura del bando; offerta dei ceri e benedizione dei cavalieri giostranti; corteo storico; esibizione degli sbandieratori; momenti della gara; consegna del palio e gioia incontenibile per la vittoria) condivisi da una folla innumerevole della quale si colgono, comunque, sempre le persone, nel loro insieme o attraverso l’espressione di un gesto o di un dettaglio. Proprio questa prospettiva da vicino, curiosa ma sempre rispettosa di chi viene colto, fa emergere i vari protagonisti nella loro unica e irripetibile soggettività, a partire dalla preparazione del corteo e dalle cene propiziatorie di sestiere fino all’esplosione dei festeggiamenti per la conquista del palio, in sintonia con quella calda sottolineatura, “con solempnità de jochi et de balli, alegramente”, voluta dagli antichi Statuti cittadini. In questo modo, scopriamo i personaggi di oggi fermati nel tempo sospeso dell’emozione provata, consegnati al loro ed al nostro ordito dei ricordi per gli annali di una koinè condivisa. Lo scatto arresta fascinosamente l’azione, la luce nel confronto dei suoi nitidi e drammatici contrasti di colore al tempo stesso mostra e vela di mistero i personaggi, siano essi uomini e donne o cavalli, come in una riproposizione moderna dei quadri di Piero della Francesca. Ogni immagine, da un lato, esprime dunque l’incanto di un momento, l’irripetibile tensione di un attimo, colto prima che svanisca per sempre; dall’altro, inserisce anche i segni della modernità – volutamente sottolineati negli scatti colti dietro le quinte e tra gli spettatori – nel fluire di sette secoli di storia, in quella continuità calendariale nella quale, dal medioevo ad oggi, la festa patronale è sacra perché lega la città ai suoi valori e ai suoi ideali più alti, di cui il patrono è simbolo e garante. Non solo è un piacere sfogliare questo ordito empatico di immagini che confluiscono in un racconto coerente, ma è anche un invito a riflettere su come ogni gesto, ogni colore, ogni espressione acquisti un senso dal fatto di essere agito all’interno dello scenario unico di una città d’arte – discreta nei suoi scorci ma comunque scenicamente presente – nella quale la storia e l’attualità, la tradizione e l’innovazione, l’antico e il nuovo si incontrano e si fondono. Nell’impercettibile fluire degli anni, uomini e pietre continuano dunque a darsi reciprocamente vita e identità, il nuovo non rompe l’incanto dell’antico e le passioni e la faziosità dei singoli sestieri e dei loro personaggi trovano la sintesi in una rinnovata e comune armonia. Siamo grati a Ignacio Maria Coccia per il suo caldo contributo a questo fluire di vita e di senso".

Bernardo Nardi
Fondatore del Centro Studi sui Giochi Storici di Ascoli Piceno
Docente dell’Università Politecnica delle Marche