TROPOJE . Uno dei più remoti angoli d’Europa
Albania, Tropoje, 2009
Nella regione di Tropoje, nel Nord dell’Albania, la liberalizzazione introdotta nel 1985 alla morte di Enver Hoxha, il dittatore che ha retto il paese con pugno di ferro per quarant’anni, non è mai arrivata. La regione è ancora isolata dal resto del paese e il modo più “veloce” di raggiungere il centro-sud e la capitale Tirana è il ferry che collega, una volta al giorno, le sponde del bellissimo lago Koman, e poi si deve proseguire in auto o in autobus. Un viaggio di 220 chilometri che richiede un giorno intero. Le comunità che vivono in quella zona hanno sperimentato nei secoli una grave penuria di uomini dovuta alle violenze tra i clan e all’oppressione ottomana. Una delle ragioni è che, tra le montagne e nelle zone rurali, di recente, dopo che, per 4 decenni, il regime comunista l’aveva controllato, o rimosso, il Kanun ha fatto ritorno. Il vuoto di potere e di autorità, in queste zone ha riportato in auge il Kanuni i Lekë Dukagjinit, un codice legislativo creato dal principe Lekë Dukagjinit e usato principalmente nel Nord dell’Albania e del Kosovo tra il XV e il XX secolo. Il Kanun amministra la vita della comunità virtualmente in ogni aspetto. Ciò che è in gioco lungo il confine Albania/Kosovo è l’identità politica, geografica e di genere. Il genere rappresenta qui il confine tra la parte debole e quella forte della società. E si mescola con il destino tragico del confine geografico. Un luogo dove, a causa del suo passato recente e remoto, la morte e i rituali legati alla morte sono onnipresenti e profondamente radicati nel Dna degli abitanti..
