LA FORZA SILENZIOSA
Nell’Italia centrale a dieci anni dal terremoto del 2016
Italia centrale, 2024/2026

La notte del 24 agosto 2016 ero sveglio. L'ululare di un cane mi aveva tenuto desto. Il terremoto lo sentii arrivare prima con le orecchie, poi con il corpo. Ricordo la paura, il senso di impotenza, l'attesa che tutto finisse. Era ancora buio quando raggiunsi Arquata del Tronto. Quasi tutte le luci del paese erano spente e, nel silenzio più profondo, si sentivano soltanto le voci di chi chiedeva aiuto. Alle prime luci dell'alba mi spostai a Pescara del Tronto, poi ad Amatrice. Le strade erano un continuo andirivieni di feriti, soccorritori, giornalisti, abitanti. Tra la polvere si muovevano anche gli animali, disorientati quanto le persone. Dieci anni dopo sono tornato per capire cosa fosse rimasto. Attraversando questi territori mi sono reso conto che abitare non significa soltanto vivere in un luogo. Significa continuare a prendersene cura, coltivarlo, attraversarlo, riconoscerlo come parte della propria identità. È questo che ho cercato nelle mie fotografie: non il segno del terremoto, ma quello della presenza. Per più di un anno ho attraversato l'Appennino centrale senza un itinerario preciso. Ho percorso centinaia di chilometri tra Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo seguendo i segni della ricostruzione, attraversando strade secondarie, sostando nei paesi, camminando tra cantieri, pascoli e montagne. Cercavo i segni del tempo più che quelli del terremoto. Ho trovato luoghi in trasformazione, ma soprattutto presenze. Persone che hanno scelto di restare, animali che abitano questi paesaggi, comunità che continuano a costruire il proprio futuro tra montagne di straordinaria bellezza e fragilità. Ho osservato luoghi sospesi tra memoria e cambiamento, dove la vita continua a trovare il proprio spazio. In questi territori la ricostruzione procede a ritmi diversi, fatta di attese, di ostinazione, di gesti quotidiani. È qualcosa che accade lentamente, spesso lontano dallo sguardo. Queste fotografie nascono da quell'attraversamento. Non raccontano soltanto ciò che è stato perduto o ciò che è stato ricostruito. Raccontano il modo in cui questi territori continuano a essere abitati.

Dieci anni dopo, resta una presenza.

Avanti
Avanti

METAMORFOSI