Calcio Albania

La qualificazione della nazionale di calcio albanese agli europei del 2016 è stata un fatto storico. Mai prima d’ora il paese balcanico aveva preso parte a una competizione internazionale così prestigiosa. Eppure l’impresa, che ha stimolato l’orgoglio dell’Albania, nasconde un chiaro paradosso. Quasi tutti i calciatori della nazionale sono cresciuti calcisticamente all’estero, essendo membri della diaspora. Sono nati o si sono trasferiti da giovanissimi in paesi altri rispetto alla madrepatria, dove le condizioni per creare un vero movimento calcistico sono al momento deficitarie. Esiste un’accademia calcio nazionale, la “Loro Borici”. Ma gli oltre cento ragazzi che la frequentano hanno a disposizione due soli campi. Per il resto, tutto è affidato all’iniziativa privata, in linea con il purismo liberista che ispira la transizione post-comunista in Albania. Pertanto le scuole calcio – le più note sono nella capitale Tirana – guardano più al numero di iscritti e ai relativi incassi che non a formare futuri campioni.  La privatizzazione di questo sport – dove si riscontra anche una cronica carenza di infrastrutture – taglia fuori dalla pratica di questa disciplina i ragazzi poveri, figli dei molti "vinti" della transizione. Non possono permettersi di pagare le tasse di iscrizioni alle scuole calcio. Esistono tuttavia dei programmi, coordinati da organizzazioni non governative, che offrono ai giovani degli orfanotrofi, delle case famiglia o in generali a chi ha scarse risorse economiche, la possibilità di giocare a calcio. 

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CYBER WAR | Le battaglie informatiche di Eugene Dokukin

Eugene Dokukin è il fondatore del Cyber esercito ucraino (Українські Кібер ВІйська), una struttura informale impegnata sull’altro fronte della guerra tra Russia e Ucraina: quello della manipolazione delle informazioni, della sicurezza informatica e dell’hackeraggio. Esperto di sicurezza informatica, Dokukin ha preso parte al Maidan. Dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia e l’inizio del conflitto nel Donbass, ha deciso di innalzare il livello del suo impegno. Da attivista di piazza, è divenuto “soldato informatico”. La guerra contro hacker e troll russi la porta avanti direttamente da casa sua, in un piccolo appartamento alla periferia di Kiev, con il suo pc. Dokukin si avvale della collaborazione di centinaia di persone, reclutate via Facebook. Con il loro aiuto blocca siti filorussi e russi, compie operazioni di sabotaggio informatico, controlla tramite una rete di 200 webcam i movimenti militari nel Donbass. Fino a qualche mese fa Dokukin ha mantenuto segreta la sua identità. Ora che l’ha svelata è diventato un personaggio pubblico. I media ucraini lo cercano spesso, per farsi spiegare, appunto, come si combatte la guerra informatica, un’altra delle componenti chiave del conflitto “ibrido” russo-ucraino.

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OFFIDA SACRA E PROFANA

Raccontare le emozioni di una comunità, estrarne il senso, coglierne le contraddizioni vissute esorcizzate con le proprie tradizioni. Sacro e Profano sono due estremi, due mondi apparentemente lontani, che qui magicamente si intrecciano, si fondono, condizionano, danno identità, quella vera. Le immagini, bellissime, parlano chiaro, non lasciano dubbi, non vogliono essere interpretate, raccontano di mondi che convivono in un luogo, Offida, nei suoi abitanti, e lo fanno in un modo così vero, che sorge il dubbio su quale sia la realtà.

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VERDE CORTINA | DA LUBECCA A TRIESTE SUI CONFINI DELLA GUERRA FREDDA

Venticinque anni. Tanti ne sono passati dal crollo del Muro di Berlino. In questo arco di tempo è cambiato tutto. Non c’è più il comunismo, l’Europa si è allargata a Est, i divari economici tra i due polmoni comunitari vanno progressivamente riducendosi e i cittadini dei paesi membri, ormai 28, possono circolare liberamente sul territorio dell’Unione europea. Una rivoluzione, rispetto a quanto accadeva durante la Guerra fredda. Gli europei furono separati. Tutto così rimase fino al 1989, l’anno in cui scoppiò la rivoluzione «improvvisa» che pose fine al sistema del socialismo realizzato, garantendo le premesse per l’altra rivoluzione: quella «lunga» che s’è andata spalmando nel quarto di secolo appena trascorso. Lubecca, Germania. Trieste, Italia. Sono il punto più a nord e quello più a sud della «cortina di ferro», il crinale che al tempo della Guerra fredda tagliava in due l’Europa, separando l’Ovest dall’Est. Lungo questo tracciato, che si snoda per circa 2000 chilometri, sorgevano reticolati, dogane e torri d’avvistamento. C’erano gendarmi, armati, che sorvegliavano il confine. Oggi, a cavallo tra confini spazzati via dalla Storia (quello tra le due Germanie) e altri che resistono, ma sono divenuti aperti, c’è una spina dorsale di parchi, riserve e aree protette. Una «cortina verde». L’origine di questa striscia ecologica risiede nel fatto che nel corso della Guerra fredda nessuno costruiva, lungo la frontiera. Né da una parte, né dall’altra. C’era una sorta di terra di nessuno, profonda qualche chilometro, che fungeva da cuscinetto psicologico tra paesi e sistemi rivali. È così che la natura, essendo la mano dell’uomo impegnata altrove, ha potuto prosperare, dando vita a uno dei più suggestivi paradossi dell’Europa: la nascita involontaria di un’oasi ecologica, sviluppatasi in anni di serrato confronto politico, sociale, economico, culturale e militare.

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ASSALTO AL MORO | IL PALIO DI ASCOLI

Assalto al Moro | Il Palio di Ascoli è un progetto editoriale che nasce dall’idea di Ignacio Maria Coccia nel 2012. L’idea nasce dal desiderio di raccontare il fascino che si cela dietro la rievocazione storica della Quintana di Ascoli Piceno – nelle Marche - evento che ogni anno richiama migliaia di turisti e che ogni cittadino ascolano vive con passione e partecipazione. L’intento principale è quello di condurvi in quella parte di “vita quintanara spesso sconosciuta ai più. Il lungo ed intenso lavoro editoriale ha dato vita al libro fotografico alla fine del 2013.

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