CALCIO A TIRANA

La qualificazione della nazionale di calcio albanese agli europei del 2016 è stata un fatto storico. Mai prima d’ora il paese balcanico aveva preso parte a una competizione internazionale così prestigiosa. Eppure l’impresa, che ha stimolato l’orgoglio dell’Albania, nasconde un chiaro paradosso. Quasi tutti i calciatori della nazionale sono cresciuti calcisticamente all’estero, essendo membri della diaspora. Sono nati o si sono trasferiti da giovanissimi in paesi altri rispetto alla madrepatria, dove le condizioni per creare un vero movimento calcistico sono al momento deficitarie. Esiste un’accademia calcio nazionale, la “Loro Borici”. Ma gli oltre cento ragazzi che la frequentano hanno a disposizione due soli campi. Per il resto, tutto è affidato all’iniziativa privata, in linea con il purismo liberista che ispira la transizione post-comunista in Albania. Pertanto le scuole calcio – le più note sono nella capitale Tirana – guardano più al numero di iscritti e ai relativi incassi che non a formare futuri campioni. La privatizzazione di questo sport – dove si riscontra anche una cronica carenza di infrastrutture – taglia fuori dalla pratica di questa disciplina i ragazzi poveri, figli dei molti "vinti" della transizione. Non possono permettersi di pagare le tasse di iscrizioni alle scuole calcio. Esistono tuttavia dei programmi, coordinati da organizzazioni non governative, che offrono ai giovani degli orfanotrofi, delle case famiglia o in generali a chi ha scarse risorse economiche, la possibilità di giocare a calcio.